Dl fiscale: ANCI chiede di estendere la rottamazione anche ai crediti degli enti locali affidati all’Agenzia
Nel confronto aperto sul decreto fiscale, ANCI ha riportato al centro una questione molto concreta per i Comuni: la necessità di rendere applicabile la rottamazione anche ai crediti degli enti locali già affidati all’Agenzia delle entrate-Riscossione. Il tema non riguarda solo il quadro normativo, ma anche l’equità tra contribuenti, l’uniformità delle procedure e la possibilità per gli Enti di governare in modo più coerente la propria fiscalità.
Un’audizione che riporta la fiscalità locale al centro del dibattito
Durante l’audizione davanti alle commissioni Finanze e Tesoro della Camera, ANCI ha evidenziato come il decreto fiscale intervenga su norme già introdotte, senza però risolvere alcuni nodi strutturali della fiscalità locale. Il punto di partenza richiamato dall’Associazione è chiaro: senza un intervento più organico, l’autonomia finanziaria degli enti locali resta incompleta e continua a produrre effetti disomogenei sul piano operativo.
In questo contesto, la richiesta avanzata non è stata presentata come misura isolata, ma come parte di una riflessione più ampia sulla necessità di riaprire il cantiere della delega fiscale e di dotare i Comuni di strumenti davvero coerenti con le responsabilità amministrative loro attribuite.
Il punto sollevato da ANCI
La disciplina attuale non consente agli enti locali di applicare la definizione agevolata ai carichi già affidati all’Agenzia delle entrate-Riscossione, creando differenze di trattamento tra enti e contribuenti anche all’interno dello stesso territorio.
Perché la rottamazione dei crediti affidati all’Agenzia è un tema decisivo
Il nodo principale riguarda la diversa gestione delle posizioni debitorie a seconda del canale di riscossione utilizzato. Quando il credito dell’ente è già stato affidato all’Agenzia delle entrate-Riscossione, il Comune non può oggi estendere in modo diretto la logica della definizione agevolata a quelle partite.
Secondo ANCI, questa impostazione produce una disparità che non è soltanto teorica. Può infatti determinare trattamenti differenti tra contribuenti dello stesso Comune, con conseguenze sia sul piano della percezione di equità sia su quello dell’organizzazione amministrativa. Da qui la proposta di coinvolgere direttamente l’Agenzia in un modello uniforme e sostenibile, capace di ricomprendere anche i crediti locali affidati alla riscossione nazionale.
Per i Comuni
Si aprirebbe la possibilità di gestire in modo più ordinato e uniforme posizioni oggi frammentate tra procedure diverse e regole non sempre coerenti.
Per i contribuenti
Verrebbe ridotta la disparità di trattamento tra situazioni simili, rendendo più leggibile il percorso di definizione delle posizioni debitorie.
Per il sistema
Una disciplina estesa anche ai crediti affidati all’Agenzia favorirebbe maggiore uniformità applicativa e una migliore sostenibilità operativa.
La proposta: un modello più uniforme tra riscossione locale e riscossione affidata
La posizione espressa da ANCI punta a superare una distinzione che oggi rende più difficile costruire una strategia omogenea di gestione delle posizioni pregresse. L’idea di fondo è semplice: se la definizione agevolata rappresenta uno strumento utile per favorire regolarizzazione, chiarezza e capacità di incasso, allora il suo perimetro dovrebbe includere anche i crediti degli enti locali già trasmessi all’Agenzia delle entrate-Riscossione.
Una soluzione di questo tipo avrebbe un impatto anche sul piano digitale e organizzativo: significherebbe progettare procedure meno spezzate, criteri più leggibili, comunicazioni più lineari verso il contribuente e una filiera amministrativa più semplice da monitorare per gli uffici.
Uniformità significa anche maggiore governabilità
Quando regole e canali di gestione sono troppo diversi tra loro, gli uffici si trovano a lavorare con eccezioni, trattamenti separati e maggiori margini di contenzioso interpretativo.
La seconda priorità indicata da ANCI: il riordino dell’IPT
Nel corso dell’audizione, ANCI ha richiamato anche un secondo tema ritenuto prioritario: il riordino dell’imposta provinciale di trascrizione. L’attenzione, in questo caso, è stata posta sul rischio di distorsioni generate dalla localizzazione formale di alcune sedi in territori a più bassa tassazione, pur in assenza di un’effettiva corrispondenza con il luogo in cui si svolge l’attività.
L’obiettivo indicato è quello di anticipare una norma condivisa, già inserita nel decreto delegato sulla finanza locale presentato nei mesi precedenti, così da preservare una distribuzione del gettito più aderente alla realtà economica e amministrativa dei territori.
Equità fiscale e sostenibilità operativa: le due linee della richiesta
Le osservazioni avanzate da ANCI seguono una doppia direttrice. Da una parte c’è il tema dell’equità fiscale, cioè la necessità di evitare differenze irragionevoli tra situazioni che dovrebbero poter essere trattate in modo analogo. Dall’altra c’è il tema della sostenibilità operativa, perché una disciplina non coordinata rende più complessa la gestione delle pratiche e meno lineare il rapporto tra ente, concessionario della riscossione e contribuente.
In questa prospettiva, l’estensione della rottamazione ai crediti locali affidati all’Agenzia viene letta come una misura che può rafforzare insieme efficacia amministrativa, trasparenza procedurale e capacità di governo del processo.
In sintesi
La richiesta avanzata da ANCI punta a colmare una frattura oggi esistente nella gestione delle entrate locali: rendere la definizione agevolata accessibile anche ai crediti affidati all’Agenzia delle entrate-Riscossione significherebbe ridurre disparità, semplificare il quadro operativo e rafforzare gli strumenti a disposizione dei Comuni.
Un passaggio che riguarda anche l’organizzazione futura degli Enti
Al di là del singolo intervento normativo, il tema sollevato da ANCI mostra con chiarezza quanto la fiscalità locale abbia oggi bisogno di regole più coerenti e di procedure che possano essere tradotte in strumenti amministrativi e digitali realmente funzionanti.
Quando il quadro non è uniforme, aumentano i passaggi manuali, si moltiplicano le eccezioni e si riduce la possibilità di offrire al contribuente un’esperienza chiara dalla domanda fino all’eventuale pagamento. Per questo il confronto sul decreto fiscale non riguarda solo una misura tecnica, ma il modello stesso con cui i Comuni potranno governare in futuro le proprie entrate.